Cuber appassiona Acquaviva Partecipa con: “i colori Mediterranei”

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«L’arte non è questione di elementi formali, ma di un desiderio (=contenuto) interiore che determina prepotentemente la forma». (Kandinskij)

di Susanna Laneve

In occasione della mostra di pittura inaugurata il 6 marzo presso la sala anagrafe del Comune di Acquaviva delle Fonti, Umberto Colapinto in arte “Cuber”  espone un vastissimo numero di lavori per celebrare i suoi 45 anni di carriera.

La nostra redazione è intervenuta con partecipazione e l’intento di cogliere una breve intervista qui di seguito riportata, naturalmente rivolta sia all’artista che all’uomo.

Cuber appassiona Acquaviva Partecipa con: i colori Mediterranei

Nella foto, Cuber con la giornalista Claudia Vitrani

[D] Come nasce il suo nome d’arte.

[R] Di solito si inizia l’attività artistica facendo il pittore, nel senso che, per quanto mi riguarda ho sempre fatto questa distinzione fra pittore e artista.
Il pittore è colui che copia fedelmente la realtà, l’artista è colui che crea o esprime i propri sentimenti e le proprie emozioni.
Io ho fatto il pittore per diversi anni. Quando ho deciso di fare l’artista mi sono detto: il pittore è Umberto Colapinto, all’artista voglio dare un nome diverso, così ho cercato di fondere il mio nome e cognome creando una via di mezzo tra un acronimo un anagramma. Con l’aiuto della mia famiglia da sempre al mio fianco, in particolare dei miei nipoti che sin da subito non hanno avuto difficoltà a chiamarmi: nonno Cuber, abbiamo coniato questo termine che ci sembrava vestisse molto bene i panni di quello che volevo diventare.

Il nome Cuber quindi sta a rappresentare il trapasso dal pittore all’artista.

[D] L’Arte veicola contenuti spirituali. Qual è il senso spirituale delle sue opere.

[R] Le mie opere sono praticamente dei sogni, a volte trasferisco sulla tela qualcosa che non credevo consapevolmente di avere dentro di me. Quando dipingo i paesaggi ad esempio, inserisco spesso degli elementi che ripeto per determinati periodi, i quali indicano messaggi che l’inconscio intenzionalmente trasferisce attraverso la forma ed il colore. Alcuni anni fa raffiguravo vicoletti e in questi scorci inserivo sempre delle scale. Oggi non mi interessa più la forma ma solo l’espressione dei sentimenti e le emozioni attraverso l’esplosione del colore. L’uomo, questo è un dato di fatto non è solo materia. La spiritualità è una condizione necessaria per entrambi e cioè: opera e uomo/artista. In un mondo caratterizzato da un diffuso malessere, angoscia esistenziale, incertezza e insicurezza, l’arte salva l’uomo con i suoi contenuti spirituali. L’uomo si può riconosce in un’opera d’arte, attraverso una sorta di collegamento che talvolta può fungere da specchio; talaltra funzionando da transfert ossia come proiezione dei propri desideri spirituali. Senza pretesa alcuna, le mie opere avvicinano con il loro effetto prorompente e consentono una interazione liberamente attiva. Grazie a quella spiritualità che ogni opera ha in se, a prescindere in quanto frutto di una esperienza trascendentale, il messaggio può arrivare a destinazione; se ciò non accade questo non toglie all’opera il suo aspetto fondamentale in quanto dettato dalla parte più intima e spirituale di un artista.

[D] Qual è il legame che le sue opere hanno con la tradizione culturale.

[R] Un pittore dipinge senza sapere a priori quale sarà il risultato finale. Ovviamente non si può prescindere dalla tradizione culturale, trattandosi di un bagaglio visivo e concettuale che ognuno di noi accumula nella propria sensibilità più intima.
Nel corso della mia storia personale ho vissuto spesso momenti felici, ho cercato e saputo trarre anche dai miei trascorsi più bui, positività ed amore per la vita. Culturalmente ho tentato sia di comprendere le tecniche pittoriche, sia di imparare dagli insegnamenti dei grandi maestri del passato e dei contemporanei , gli accostamenti, le sfumature e le rappresentazioni, al fine di imprimere sulle mie tele una gamma di colori personali che coincidessero il più possibile con i miei sentimenti e le mie emozioni. Quali la gioia e allegria al di la del soggetto rappresentato. Sicuramente le influenze, tradizionalmente e culturalmente parlando sono presenti è inevitabile e necessario in tutti i campi.

[D] Quali sono i tratti puramente individuali che le sfuggono senza che se ne accorga.

[R] Quando comincio le mie opere, le realizzo con una buona dose di inconsapevolezza. Seguo il mio istinto, do credito all’emotività che in quel momento mi suggerisce una determinata gestualità, permettendomi di creare un punto di connessione tra la superficie sulla quale devo trasferire il mio mondo interiore e il colore. In questi esperimenti mi faccio aiutare da spatole, pennelli, vetri e tanti altri oggetti casuali che mi sembrano durante l’atto creativo utili. Nei miei lavori sono presenti dei tratti distintivi che ripeto senza accorgermene, gli stessi colori che mi rappresentano cerco di miscelarli facendomi trasportare dal desiderio di trasmettere gioia, ottimismo e positività. Il dipinto che faccio oggi mi serve da tavolozza per il quadro che farò domani… la mia firma è il colore.

[D] Secondo Lei può essere coltivata l’anarchia nell’Arte, se lo è, quanto è presente nelle sue opere.

[R] Dipende, l’arte è molto soggettiva, è quasi sempre anarchica perché si esprime liberamente. Quando obbedisce al mercato non lo è più. Ma se rimane, come nella mia espressione artistica, scevra da ogni padrone l’anarchia diventa sovrana.

[D] L’oggetto artistico esiste in quanto prodotto da un artista, quindi l’opera nasce da un’elaborazione. Nella lettura dell’opera si può, secondo Lei, scindere l’opera dall’artista o sono due aspetti intrecciati.

[R] In occasione di qualche recensione ho notato che spesso i critici hanno colto il senso delle mie opere e letto sempre molto bene quello che volevo trasmettere. Ricordo spesso le parole del giornalista di Rai3 Gustavo Del Gado il quale mi definiva il Pittore Scoppiettante. Definiva la mia tecnica capace di rappresentare fughe di colori, sconfinati e liberi ; in alcuni lavori come appassionati fuochi pirotecnici, chiamandomi “Pittore d’azione” del Groviglio. Quindi l’intreccio esiste e non si può scindere perché l’artista è un tutt’uno con le proprie opere.

[D] Ripercorrendo le tappe importanti della sua carriera artistica, riesce ad indicarmi la funzione comunicativa delle sue opere e il tema della attuale esposizione.

[R] Mi definisco un paesaggista fantasioso che reinventa la realtà. Il tema è unico quasi fisso ed ha come titolo, l’arte: il prodigio della luce e del colore che diventano paesaggio, non più copiato come agli inizi della mia carriera, ma interpretato. Guardando i miei lavori il paesaggio e la natura si intravedono sempre. In passato ho viaggiato moltissimo e questo mi ha dato l’opportunità di ammirare la natura con i suoi molteplici scenari. Tutto ciò ha tracciato in me il desiderio di rappresentare uno spazio libero variopinto (come la desinenza del mio cognome: -pinto) senza tempo. La perfezione tecnica non è sinonimo di arte, ma saper dare profondità ai colori primari lo è. Schiacciati come siamo dalla velocità dei nostri giorni, dagli strumenti multimediali, la pittura rimane un mezzo di comunicazione che ha la funzione, attraverso ogni piccola, minuscola, grandiosa opera, di regalare un sorriso, un sogno, un viaggio, un respiro, una boccata di aria fresca. Con la pretesa (perché no?) di rallentare quei ritmi compulsivi. Obbligando chi fruisce a restare fisso con lo sguardo, fermo, immobile. Con una sola aspettativa: ricercare un significato anche quando apparentemente non c’è, o semplicemente lasciare che quel input visivo rimanga per sempre parte del proprio immaginario.


Susanna Laneve

Mi presento: il desiderio di staccarmi dalla materia, qualche volta mi distrare. La realtà, mi ricorda di far parte di un intero che non può essere diviso.

Creativa. Cultrice di arte: pittura, scrittura, musica e tutto quello che in un dato istante è fonte di ispirazione. La cultura e l’arte aiutano l’uomo nel processo catartico permettendogli di uscire dalla: “caverna buia” dell’ignoranza. Il ruolo catartico dell’arte come elevazione spirituale, che rigenera e diventa mezzo per acquisire maturazione emotiva.


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