Dal Miulli a Nassiriya per restituire il sorriso ai bambini iracheni

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L’esperienza della dottoressa Alice Palmiotto, volontaria in missione medica in Iraq con la Ong “Emergenza Sorrisi” coordinata dal Prof. Roberto Cortelazzi del Miulli di Acquaviva

Alice Palmiotto, al centro, durante la missione di volontariato in Iraq -- foto: www.giovinazzolive.it

Sono medici, giovani e meno giovani, uomini e donne che ogni anno partono dall’Ospedale Regionale Miulli segliendo di spendere almeno una parte della loro vita e della loro professione nelle zone più difficili del mondo pur di offrire un contributo, per crescere umanamente ma anche professionalmente.

L’équipe medica durante la missione di volontariato in Iraq -- foto: www.giovinazzolive.it

Lo ha fatto la dottoressa Alice Palmiotto, una 30enne di Giovinazzo specializzanda in chirurgia maxillo facciale al “Miulli” di Acquaviva che -- come si racconta in un articolo di Nicola Palmiotto su giovinazzolive.it -- é da poco tornata da una missione medica a Nassiryia nel sud dell’Iraq.

La missione medica in Iraq ha permesso di operare 77 pazienti, soprattutto bambini, vittime di malformazioni al volto e esiti di traumi bellici, ed é stata organizzata dalla Ong “Emergenza Sorrisi”, che da quindici anni ormai si occupa di bambini affetti da labbro leporino e palatoschisi, ma anche da esiti di ustioni, traumi di guerra, cataratte e altre patologie invalidanti, operando in Iraq, Congo (RDC), Pakistan, Benin, Afganistan, Georgia e Burkina Faso.

Il Prof. Roberto Cortelazzi

Il Prof. Roberto Cortelazzi, Direttore della Strutttura complessa di Chirurgia Maxillo Facciale e Odontostomatologia dell’Ospedale Regionale “F.Miulli”, è il Referente Area Chirurgia Sud Italia della Ong “Emergenza Sorrisi” ed è lui che organizza e coordina da sempre queste missioni.

Quest’anno a Nassiriya sono partite 11 persone, tra chirurghi, anestesisti, infermieri ed una specializzanda in pediatria. Una missione di questo tipo significa sopportare turni di lavoro massacranti e superare disagi di ogni genere. Un sacrificio ben ripagato, comunque, dalla bellezza dell’esperienza di operare in un luogo molto diverso sia culturalmente sia dal punto di vista professionale.

Luce dei cellulari durante un intervento in Iraq -- foto: www.giovinazzolive.it

“Siamo partiti il 16 febbraio – racconta Alice Palmiotto sulla testata cittadina giovinazzolive.it -- e sulla lista avevamo 189 pazienti da visitare ma ne avremo visti molti di più. In una settimana abbiamo operato 77 persone, la maggior parte erano bambini dai 4 ai 10 mesi. In genere si trattava di labbro leporino, palatoschisi, e altre malformazioni come angiomi, ma c’erano anche molti ustionati. Lavoravamo circa 12 ore dalla mattina alla sera. Ogni tanto andava via la luce per qualche minuto ma si continuava con la luce dei telefoni cellulari”. Tutto ciò in un luogo che evoca tristissimi ricordi per noi italiani: Eravamo scortati ovunque, ci consigliavano di fare attenzione, ci sono militari ovunque e si vede il degrado post bellico. Gli iracheni però forse sono troppo caotici, ma sono disponibili e molto generosi”. 

L’équipe medica durante la missione di volontariato in Iraq foto: www.giovinazzolive.it

Ogni giorno nei paesi poveri 1 bambino ogni 300 nasce affetto dalla labiopalatoschisi. Una malattia genetica che gli impedisce di nutrirsi e parlare correttamente. A questo bisogna aggiungere che il bambino che ne è affetto, nei paesi in via di sviluppo, si vede negata in molti casi ogni forma di riconoscimento della propria dignità di essere umano, venendo rifiutato e abbandonato dai propri genitori e dalla sua comunità.

La solitudine, l’esclusione e la paura accompagnano questi bambini nel corso della loro vita, anche se basta davvero poco per sentirsi ed essere come tutti gli altri ed avere una seconda possibilità. Un’operazione di chirurgia plastica ricostruttiva della durata di soli 45 minuti può restituire a questi bambini la loro dignità, la loro famiglia, e il diritto stesso a essere un bambino.

Racconta Marie, la mamma di Samuel, Benin, sul sito internet di emergenza sorrisi: “Quando Samuel è nato suo padre ci ha abbandonato, è andato via perché non sopportava l’umiliazione di avere un figlio con un viso sfigurato; “è segno di una maledizione”, diceva. Ero sola e disperata, stavo per impazzire e credevo che liberarmi di mio figlio sarebbe stata l’unica soluzione. Ma sono una mamma e nonostante la malformazione amavo il mio bambino. Mi sono rivolta ai volontari di Emergenza Sorrisi e ho chiesto aiuto. Mi hanno rassicurata e mi hanno fatto attendere l’inizio della missione dei medici italiani. Samuel sta bene, è stato operato, adesso ci aspetta una nuova vita insieme. Senza Emergenza Sorrisi non so come sarebbe finita, non voglio pensarci più, voglio solo dire GRAZIE”.

Per sostenere “Emergenza Sorrisi” in tutte le missioni che compie in giro per il mondo è possibile donare alle coordinate IBAN -- IT49T0350003205000000038142 o devolvere il 5x1000 QUI.

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