Acquaviva e i suoi “Lioni” in gabbia: “La Fanove de la Madonne de Marze”

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La Fanove de la Madonne de Marze

di Marco BrunoPresidente dell’Archeoclub “Sante Zirioni” di Acquaviva delle Fonti

La tradizione dei falò e da sempre molto sentita e diffusa in tutta la Puglia ed Acquaviva non è mai stata da meno dei paesi viciniori. Il secondo martedì di marzo, infatti, se ne accende ancora uno in onore della nostra Protettrice Maria Santissima di Costantinopoli.

La Fanove de la Madonne de Marze

Acquaviva e i suoi “Lioni” in gabbia – La Fanove de la Madonne de Marze

Il falò, che nel nostro dialetto chiamiamo “fanove”, è stato nel tempo posizionato in vari luoghi: da Piazza dei Martiri del 1799 a Piazza Vittorio Emanuele II, lì dove è ora la Cassa Armonica, da qui in piazza Garibaldi, che allora era solo un largo e che, diventato giardino, ha costretto i volenterosi organizzatori a trovare nuove sistemazioni, fino a farlo ritornare, seppur con dimensioni più modeste, in Piazza dei Martiri del 1799, davanti alla Cattedrale.

Questa è una tradizione molto antica legata a radici ancestrali e che ha in sè, a volte inconsapevoli per chi vi assiste, legami con riti pagani.

Va detto che la Chiesa non ha cancellato, ma spesso assimilato all’interno di manifestazioni religiose questo tipo di pratica.

Una volta acceso il falò, si attendeva che, consunta dal fuoco, cadesse la “Cima Cima”, indicando la zona del paese che avrebbe avuto un ottimo raccolto.

La “Cima Cima” era un palo adornato e sul quale si appendevano cibi, vino e spighe di grano.

Un tempo anche animali vivi vi comparivano, per noi segno evidente delle origini pagane per la messa in atto di sacrifici.

Fortunatamente questa cruenta pratica è stata da moltissimi anni abbandonata.

Tratta dal libro “Acquaviva e … dintorni” le parole che il vento disperde – di Giuseppe Cassano, con la collaborazione di Nunzio Mastrorocco.

Interessante è anche parlare dell’utilitarismo dei nostri avi, che approfittavano della potatura annuale per raccogliere copioso materiale per il falò.

Da rimarcare che questo sfruttare ciò che offriva la natura nei vari periodi dell’anno ha sempre caratterizzato la civiltà contadina.

Di questa e di altre tradizioni acquavivesi mi auguro di parlarvene nei prossimi articoli che gli amministratori di questo Blog avranno la bontà di accogliere.

Ora, con la speranza che queste usanze, che uniscono ed identificano la nostra Comunità non spariscano mai, auguro a tutti “bona fanove”.

Marco Bruno
Presidente dell’Archeoclub “Sante Zirioni” di Acquaviva

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