Luca Fraccascia e la piattaforma europea degli scarti. “L’economia circolare è il futuro”

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Si parla spesso di “cervelli in fuga”, menti brillanti costrette a emigrare per vedere realizzate le proprie aspirazioni.

Ma chi sono i giovani acquavivesi che stanno contribuendo in Italia e nel mondo al progresso scientifico, artistico, culturale o al benessere di altri contesti e, direttamente o no, alla promozione della nostra terra?

Come possiamo far sì che, continuando a mantenere i contatti con noi, possano riportare qui ad Acquaviva le idee e le esperienze che stanno acquisendo nei luoghi in cui sono emigrati?

In questo caso, getteremo uno sguardo sul progetto di “Economia Circolare”, sviluppato dal gruppo di ricerca della University of Twente, nell’ambito del progetto Sharebox, finanziato dal programma di ricerca e innovazione della Comunità Europea Horizon 2020.

Del gruppo fa parte Luca Fraccascia.

Innanzitutto, età e tuo breve curriculum (percorso di studi, ecc.)
Luca Fraccascia e la piattaforma europea degli scarti. "L'economia circolare è il futuro"

Luca Fraccascia

Mi chiamo Luca Fraccascia, ho 28 anni, sono nato e cresciuto ad Acquaviva delle Fonti. Dopo la maturità classica, nel 2011 mi sono laureato in ingegneria gestionale e nel 2013 ho conseguito la laurea magistrale in ingegneria gestionale. A marzo dello scorso anno ho completato il dottorato di ricerca in ingegneria meccanica e gestionale presso il Politecnico di Bari. Ho proseguito il mio percorso accademico prima come borsista di ricerca presso il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management del Politecnico di Bari e poi, dallo scorso settembre, come postdoctoral researcher presso il dipartimento di Industrial Engineering and Business Information Systems della University of Twente, nei Paesi Bassi. Oltre alle attività di ricerca ho avuto occasione di fare alcune esperienze di didattica in Italia e all’estero. Sono stato correlatore di circa venti tesi di laurea triennale e magistrale in ingegneria gestionale. Accompagnare gli studenti nello sviluppo delle loro tesi è una delle attività più belle ed estenuanti del mio lavoro.

Ci parli di questa piattaforma sul riutilizzo degli scarti di lavorazione sulla quale stai lavorando all’Università di Twente? Di cosa si tratta e come funzionerà?

La piattaforma online alla quale stiamo lavorando si basa sul concetto di simbiosi industriale, una delle strategie di adozione dell’economia circolare.

L’approccio di simbiosi industriale prevede che scarti di lavorazione prodotti da un’impresa siano usati come input produttivi da altre imprese anziché essere avviati a operazioni di smaltimento tradizionale.

In questo modo, un’impresa ha l’opportunità di ridurre i costi di smaltimento dei rifiuti mentre l’altra può ridurre i costi di acquisto delle materie prime.

Due imprese in simbiosi ottengono dunque un vantaggio di natura economica e contribuiscono a creare vantaggi ambientali per la collettività, sotto forma di minori quantità di rifiuti smaltiti in discarica e minori quantità di materie prime usate nei processi produttivi.

La piattaforma ha come obiettivo ultimo favorire l’adozione della simbiosi industriale da parte delle imprese.

Ciascuna impresa potrà registrarsi al portale web e inserire i propri dati riguardo a quali e quanti scarti di lavorazione offre o richiede, alla propria collocazione geografica e alle tempistiche desiderate per cedere o ottenere questi scarti.

Queste informazioni saranno visibili alle altre imprese registrate, creando così la possibilità che emerga una domanda a fronte di un’offerta e viceversa. La piattaforma lascerà libere le imprese di individuare e scegliere i partner a cui inviare o da cui ricevere i rifiuti.

Tuttavia, su richiesta, potrà offrire un servizio di supporto alle decisioni, consigliando i partner migliori con cui collaborare sulla base dei processi produttivi coinvolti, delle tecnologie disponibili, della prossimità geografica tra le imprese, nonché delle questioni operative e organizzative.

Ed è proprio sullo sviluppo dei modelli matematici per il supporto alle decisioni che il gruppo di ricerca della University of Twente sta lavorando.

La piattaforma viene sviluppata nell’ambito del progetto Sharebox, finanziato dal programma di ricerca e innovazione della Comunità Europea Horizon 2020. Al progetto stanno lavorando quindici partner tra università, imprese industriali e società di consulenza ambientale appartenenti a sei nazioni europee. Ulteriori informazioni possono essere reperite al sito sharebox-project.eu/.

E’ un progetto di “economia circolare”. Pensi che davvero questo concetto sarà determinante per il nostro futuro?

Il sistema economico che sostiene i nostri consumi di beni e servizi è caratterizzato da quattro fasi in serie: estrazione delle risorse naturali, uso di tali risorse come materie prime per la produzione industriale, consumo dei prodotti realizzati e infine il loro smaltimento a fine vita, assieme agli scarti di lavorazione dei processi produttivi.

Questo sistema è stato sostenibile per decenni, fintanto che il tasso di consumo delle risorse naturali è rimasto inferiore rispetto al naturale tasso di produzione di tali risorse.

Oggi però, a causa del nostro tenore di vita, il tasso di consumo delle materie prime eccede circa il 70% il tasso di produzione. Questo aspetto rende l’attuale sistema economico non più sostenibile nel lungo periodo.

Provo a rendere immediatamente comprensibile la gravità della situazione con un esempio. Immagina che il tuo stipendio netto mensile sia di mille euro e che il tuo saldo sul conto corrente sia di diecimila euro.

Tuttavia il tuo tenore di vita ti porta a spendere ogni mese millesettecento euro, esattamente il settanta percento in più dei tuoi guadagni. Ogni mese il tuo conto corrente vedrà il suo saldo ridursi di settecento euro e, a meno di non modificare il tuo stile di vita (immagina che sia per te impossibile incrementare i guadagni mensili), in circa quattordici mesi di tempo sarai in bancarotta.

Lo stesso sta accadendo alle risorse naturali sul pianeta. Pertanto l’economia circolare non è una possibilità per migliorare il nostro benessere ma una necessità per noi stessi e per le generazioni future.

Dobbiamo trovare il modo di consumare meno materie prime e smaltire in discarica meno rifiuti, così da ridurre l’impatto del sistema economico sull’ambiente, disaccoppiando così la crescita economica dal degrado ambientale. Un modo per fare questo è rimettere in circolo prodotti a fine vita e rifiuti all’interno del sistema economico anziché smaltirli in discarica.

In che modo la prospettiva del riutilizzo industriale degli scarti di lavorazione può rivelarsi utile anche per l’economia del nostro territorio?

L’economia circolare può aprire la strada a numerose opportunità per vecchie e nuove imprese. Chi ci guadagnerà? Chi saprà intravedere queste opportunità, finora in parte invisibili dalle imprese (per riconoscerle serve una conoscenza approfondita dei modelli di economia circolare, know how che non sempre le imprese posseggono) e trovare soluzioni per metterle in pratica.

Tutto questo, naturalmente, prima degli altri. Un esempio può rendere più chiaro quello che voglio dire. Qui nei Paesi Bassi è nata un’impresa che produce borse e accessori utilizzando come materia prima i nastri trasportatori usati degli aeroporti, per intenderci quel nastro sul quale appoggiamo il nostro bagaglio da stiva al momento del check-in.

L’impresa si approvvigiona di un materiale facilmente reperibile (solleva gli aeroporti dall’onere di doverlo smaltire) e poco costoso (anzi, c’è la possibilità che sia essa stessa a essere pagata dagli aeroporti per prendere in carico il materiale). Il materiale riceve dunque una lavorazione ad hoc per poter essere usato in produzione, nella cui progettazione l’azienda ha investito in “tempi non sospetti”.

Oggi l’impresa è unica nel suo genere e immette sul mercato un prodotto unico che gode della reputazione di prodotto altamente sostenibile dal punto di vista ambientale. Dunque l’impresa gode a pieno del vantaggio competitivo offertole dalla differenziazione rispetto ai propri competitor.

Ancora un altro esempio. Negli Stati Uniti, durante i loro studi universitari due ragazzi hanno fondato un’impresa che produce snack “alla birra”, sfruttando i cerali scarti di lavorazione dei birrifici (materiale completamente commestibile, per carità). Questi snack sono confezionati e venduti sul mercato con successo.

Difficile capire in questo caso se l’impresa sia pagata dai birrifici per prendere in carico i propri scarti o paghi i birrifici per ottenere questi scarti.

L’economia circolare apre la strada anche a scenari molto diversi da quelli del business tradizionale, dove un’impresa può essere disposta a pagare per comprare gli scarti di altre imprese.

Potranno nascere nuovi mercati, che potranno fare in parte concorrenza agli attuali. Inoltre, potranno nascere nuove imprese focalizzate sul trasformare scarti di produzione in input produttivi, con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro.

Come può l’economia circolare essere utile per il nostro territorio?  Cominciare dal capire quali scarti siano prodotti sul nostro territorio e come possano essere usati in ottica circolare (cioè quali nuovi prodotti possano essere realizzati e quali scarti sostituiti) sarebbe già un ottimo inizio. Serve però un’accoppiata di know how e imprenditori con capacità e volontà di investire su questo fronte.

Ritieni che imprese e giovani debbano, in generale, cambiare il loro approccio al mercato e al mercato del lavoro adeguandosi a questa nuova filosofia?

Certamente. Un cambio di paradigma così forte richiede necessariamente un forte adattamento sia da parte di chi il lavoro lo richiede (imprese) sia da parte di chi il lavoro lo offre (giovani e non).

Quando in un ecosistema naturale si verificano cambiamenti improvvisi (immagina un forte cambiamento della temperatura media) gli unici organismi che sopravvivono sono quelli in grado di adattarsi velocemente alla nuova situazione. La stessa cosa può accadere alle imprese.

A questo proposito, mi è rimasta impressa una lezione di economia e gestione dell’innovazione che ho seguito quando ero studente. Il professore discusse con noi il caso della Kodak, impresa leader mondiale nel settore della fotografia che, lenta ad adeguarsi al nuovo paradigma delle fotocamere digitali, è stata a rischio fallimento ed è riuscita a scongiurarlo soltanto abbandonando il proprio business tradizionale e convertendosi al nuovo paradigma.

A mio giudizio, il concetto di economia circolare è oggi ancora poco diffuso e uno degli obiettivi delle università dovrebbe essere accelerare questa diffusione.

Alla University of Twente sono stato tra i docenti del corso di Sustainable Business Development per aspiranti ingegneri industriali.

Nel corso abbiamo affrontato con gli studenti tutte le strategie di economia circolare a disposizione delle imprese e come le imprese possano convertire il proprio business esistente verso una maggiore sostenibilità o creare nuovi business completamente sostenibili dal punto di vista ambientale. Abbiamo inoltre creato un gioco di ruolo con cui gli studenti si sono cimentati, divisi in gruppi. Ciascun gruppo ha vestito i panni di un’impresa a cui veniva chiesto di instaurare relazioni di simbiosi industriale con altre imprese.

Abbiamo ricreato diversi scenari ambientali, cosicché gli studenti potessero sperimentare quali sono le reali difficoltà che le imprese devono sostenere nella transizione verso l’economia circolare e come queste difficoltà possano essere superate. Al termine del gioco, ciascuno studente ha dovuto redigere un report riguardo alle nuove conoscenze apprese tramite questa esperienza.

Gli studenti potranno portare queste nuove conoscenze all’interno delle imprese esistenti o cimentarsi nella creazione di startup. E la storia ci ha insegnato che molto spesso le rivoluzioni cominciano dal basso.

 

Davide Carlucci 

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