Scuole Superiori: Avvio Complicato dell’Anno Scolastico con il Doppio Turno di Ingresso

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Il doppio turno di ingresso voluto dal Prefetto di Bari porterebbe disagi alle scuole e alle famiglie.

I Dirigenti scolastici delle scuole superiori di Bari e provincia, tra cui anche i Dirigenti delle tre scuole superiori di Acquaviva – Colamonico-Chiarulli, Don Milani, Luxemburg – hanno inviato al Prefetto un documento in cui evidenziano tutte le difficoltà che il doppio turno di ingresso comporta. 

Con il documento operativo del 10 settembre della Prefettura di Bari, gli istituti superiori di Bari e provincia saranno obbligati dal 20 settembre ad effettuare due turni di ingresso al mattino e conseguentemente anche all’uscita, il primo alle ore 8 e il secondo alle 9.40.

Tale provvedimento si è reso necessario per la mancanza di un numero sufficiente di mezzi di trasporto, tale da garantire un adeguato distanziamento durante il viaggio degli studenti pendolari che frequentano gli istituti superiori.

Questa decisione del Prefetto arreca notevoli disagi all’organizzazione scolastica, agli studenti e alle famiglie, in primis perché costringe gli studenti che entreranno alle 9.40 ad uscire da scuola a pomeriggio inoltrato, con complicazioni sulle attività extra-scolastiche frequentate dai ragazzi, nonché sull’espletamento dei compiti quotidiani. Inoltre gli studenti pendolari non hanno ancora la certezza dell’orario in cui potrebbero tornare a casa, dato che le aziende di trasporti non hanno ancora riferito se e come intendono eseguire quanto decretato nel documento operativo del Prefetto.

Per manifestare il disagio alcune sigle sindacali hanno organizzato un sit in venerdì mattina davanti alla Prefettura di Bari. 

I Dirigenti scolastici delle scuole superiori di Bari e provincia, tra cui anche i Dirigenti delle tre scuole superiori di Acquaviva – Colamonico-Chiarulli, Don Milani, Luxemburg – hanno inviato al Prefetto un documento in cui evidenziano tutte le difficoltà che il doppio turno di ingresso comporta, come riassunto nei seguenti punti:

1) Lo scaglionamento dell’ingresso alle ore 09,40 determinerebbe che gli studenti escano oltre le ore 15,00 per i licei, oltre le 17,00 per gli istituti professionali con conseguente necessità che siano attivati servizi di trasporto in tali fasce orarie per garantire il rientro a casa; nel Documento prefettizio non si rileva alcun riferimento agli orari di uscita previsti che invece andrebbero puntualmente determinati con riferimento ai singoli indirizzi scolastici al fine dell’organizzazione dei trasporti; occorre inoltre tener presente che i trasporti sono spesso gestiti parallelamente da privati e da ente pubblico, con difformità di operato; molti studenti viaggiano anche in treno e quindi è necessario far collimare anche gli orari ferroviari.

2) Tale orario implica, in primo luogo, due ordini di problemi. Il primo riguarda la necessità dei ragazzi di avere a disposizione un tempo per uno spuntino all’ora di pranzo. Il secondo riguarda il tempo di studio e di lavoro a casa. Infatti, gli studenti pendolari rientrerebbero a casa nel pieno o tardo pomeriggio. Come si può presumere che possano svolgere il proprio dovere scolastico di studio individuale? Garantiremmo così il diritto alla presenza a scuola, ma non il diritto allo studio, pleno iure.

3) Le scuole si troverebbero nell’impossibilità di svolgere attività didattiche pomeridiane riguardanti la realizzazione di progetti PON, progetti PTOF, attività di sostegno e recupero, attività culturali ed espressive. Sarebbe difficile persino prevedere in orari consoni le riunioni degli Organi Collegiali (Consigli di Classe, Collegi dei Docenti, Dipartimenti Disciplinari, CTS, Consigli d’Istituto, ecc.) nonché i colloqui periodici con i genitori, anche on line.

4) Molti studenti, come si sa, nel pomeriggio sono impegnati in attività agonistiche, o seguono corsi presso Conservatori e Scuole di lingua; non potrebbero più farlo. Soprattutto, gli studenti BES o diversamente abili non potrebbero svolgere nel pomeriggio attività integrative e di sostegno allo studio presso associazioni e centri specializzati. Gli studenti “H” non potrebbero usufruire di assistenza specialistica al di là di certi orari.

5) I convittori e i semi convittori (per esempio, presso il Convitto Cirillo) dovrebbero necessariamente rinunciare all’opzione scelta, nella fattispecie, dai genitori.

6) Tutte le scuole, e in particolare quelle che sono impegnate a offrire insegnamento nelle ore serali, si troverebbero nell’impossibilità di avvicendare il personale ATA per funzioni di pulizia, sorveglianza, ecc. Infatti non si possono costringere tanti collaboratori scolastici (tra cui molti titolari dei benefici della L. 104/1992) a prestazioni di lavoro straordinario e quindi ad operare continuamente per molte ore nello stesso giorno; né l’esiguità dell’organico assegnato alle scuole consente di organizzare turnazioni nelle prestazioni dei servizi ausiliari vieppiù in considerazione della necessità di assicurare pulizie approfondite di locali e suppellettili per garantirne l’igienizzazione e prevenire forme di contagio.

7) Diverse scuole sono articolate su più sedi, talvolta dislocate anche in comuni diversi: questo rende impossibile operare combinazioni di orario e garantire uniformità di servizio.

8) L’impegno giornaliero del personale docente risulterebbe ampiamente dilatato; molti insegnanti prestano servizio su diverse sedi con cattedra oraria esterna anche su diversi comuni con conseguenti vincoli nell’organizzazione dell’orario scolastico; per questi è impossibile attuare l’adattamento previsto dal Documento prefettizio.

9) Pesantissimo sarebbe poi l’impatto degli orari previsti dal Documento operativo sull’organizzazione e sulla vita quotidiana delle famiglie. Famiglie che non hanno la possibilità di accompagnare i figli, specie se si tratta di due figli, in orari incompatibili con gli orari del lavoro. Sarebbero rivisti necessariamente gli orari del pranzo e della cena.

10) In alternativa alla previsione dell’uscita da scuola così ritardata, si imporrebbe a noi Dirigenti di decretare la riduzione delle ore d’insegnamento, passando da 60 minuti a 50 o 55 minuti per ora. La riduzione del tempo-ora coinvolgerebbe necessariamente tutte le classi, anche quelle il cui ingresso è previsto nel primo turno, per evitare sovrapposizioni tra orari diversi per i singoli docenti della stessa scuola, che, come è normale, si recano nella stessa giornata in classi differenti. La riduzione delle ore di dieci minuti implica, solo per i licei, la perdita di 1 ora di lezione al giorno, di cinque ore alla settimana e di 20 ore al mese, di 180 ore all’anno. Per gli istituti tecnici e professionali la perdita è evidentemente maggiore. Affermiamo con assoluta certezza che il recupero di questo tempo-scuola perduto non può essere effettuato, almeno nella sua totalità. Ciò richiederebbe l’utilizzo di rientri pomeridiani impossibili da gestire. Quindi, dovrebbe necessariamente essere concessa la possibilità di non recuperare le ore perdute, prevista dalla normativa relativa alla riduzione di orario, per causa di forza maggiore. Resta fermo che la riduzione dell’orario scolastico implica la riduzione del tempo di insegnamento-apprendimento, e, quindi, la riduzione dei programmi di insegnamento; si configurerebbe inoltre l’ipotesi di danno erariale.

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