Il toccante omaggio di Brunetti al padre

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Bruno Brunetti insegna Letteratura italiana e Letterature comparate presso il dipartimento Le.Li.A. (Lettere Lingue Arti. Italianistica e culture comparate) dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro. Ha scritto la prima monografia sul grande autore del giallo italiano degli anni Trenta: Augusto De Angelis uno studio in giallo (Bari 1994). Ha a lungo indagato e scritto su Gramsci, Manzoni, Tozzi, Vittorini, E.A. Poe, Freud e, più di recente, su Joseph Conrad e la modernità coloniale, su Edward Said e l’esilio e sullo sguardo orientalista nella scrittura di De Amicis. Con Roberto Derobertis ha curato L’invenzione del Sud. Migrazioni, condizioni postcoloniali e linguaggi letterari (Bari 2009). Tra le sue pubblicazioni più recenti: Modernità e scrittura letteraria (Bari 2011). Per Progedit ha pubblicato Giallo scrittura. Gli indizi e il reale (2012).

Il padre, figura chiave, nella vita e nella cultura. Nel giorno della Festa del Papà, Bruno Brunetti, docente di Letteratura Italiana all’Università di Bari, autore di numerose pubblicazioni tra le quali la più importante opera sull’intellettuale di Acquaviva Sebastiano Arturo Luciani, regala ai suoi amici su facebook un toccante e splendido ricordo del padre. Lo pubblichiamo per intero:

“IL PRESENTE E IL FUTURO

Mio padre. Sta morendo lentamente, dissolvendosi nel grande male che lo ha colpito. Alterna momenti di lucidità a momenti in cui regredisce a uno stadio antichissimo, sepolto dentro di lui, e che affiora in un gesto meccanico della mano, infinitamente iterato. Ma essenzialmente ha orrore del tempo: scruta in continuazione un orologio. Ne avverte ancora, credo, la sua maledizione, nella scansione implacabile di una realtà che non lo riguarda più e profondamente contrasta con la grande quiete di milioni di anni addietro, della quale, forse, si sente ormai parte. Osserva le lancette muoversi senza sosta, ma non ne ricorda il senso; eppure non riesce a fare a meno di scrutarle, quasi cercasse al fondo della sua tenebra una ragione vera del suo trascorrere e insieme del suo resistere in quel ticchettio insensato e in quel lento, persistente ruotare. 

Affonda piano e i suoi occhi sono opachi; ripete ancora con lentezza il suo gesto di mano.

Oggi ho accompagnato mio padre alla sua dimora finale: è morto con dignità, tacendo le ultime sue sofferenze, non facendo pesare il suo dolore sul nostro.

Ora ho io il suo orologio: comincio ad avvertire la maledizione del suo incessante procedere, nel lento, inarrestabile movimento delle lancette”.

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