Le Mozioni Europee di Michele Abbaticchio

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Riceviamo e pubblichiamo le idee programmatiche di Michele Abbaticchio, candidato di Italia in Comune +Europa nella circoscrizione sud (Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Basilicata, Puglia).

Michele Abbaticchio è Dirigente amministrativo di Enti locali, esperto di fondi comunitari e di diritto amministrativo, consulente per progetti comunitari.

E’ sindaco di Bitonto (Ba) dal 2012, Vicesindaco della città metropolitana di Bari dal 2016 e tra i fondatori di Italia in Comune, è stato Coordinatore regionale per la Puglia e, oggi, ne è Vicecoordinatore nazionale.

Le Mozioni Europee di Michele Abbaticchio

Le Mozioni Europee di Michele Abbaticchio

Le Mozioni Europee di Michele Abbaticchio

1. ANTIMAFIA SOCIALE come materia scolastica obbligatoria.

La criminalità organizzata è un cancro che va sconfitto su più fronti, con misure repressive e patrimoniali. Prima di tutto, però, bisogna agire nelle coscienze, educando fin da piccoli i cittadini a rifiutare la cultura dell’illegalità e della sopraffazione, dando loro gli strumenti per una piena consapevolezza dei valori civici e delle cause sociali che, se non rimosse, determinano il consenso nei confronti delle mafie.

2. CONTRASTO ALLA POVERTA’ garantendo costituzionalmente il DIRITTO ALLA CASA.

Sono ancora centinaia di migliaia gli italiani che rischiano lo sfratto perché non sono in condizione di permettersi un’abitazione. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea prevede, all’articolo 34.3, che “l’Unione europea riconosce e rispetta il diritto alla casa e all’housing sociale”. Questo diritto va reso effettivo e recepito nella nostra Costituzione. Occorre inoltre ampliare le possibilità per i Comuni di impiegare disoccupati per lavori di pubblica utilità.

3. PER OGNI MIGRANTE ACCOLTO, UN DISOCCUPATO DEL SUD ASSUNTO.

Finanziamenti per i Comuni che attuano progetti di riutilizzo di beni dismessi in zone ad alto tasso di disoccupazione, con affidamento a cooperative che impieghino per il 50% migranti e per il 50% disoccupati del posto. Accoglienza indiscriminata degli stranieri e chiusura dei porti sono entrambe misure irragionevoli: l’unica strada percorribile è la solidarietà a misura delle nostre comunità, facendo attenzione a non scatenare guerre tra poveri e dando lavoro al Sud fondati attraverso l’integrazione.

4. VALORIZZARE I PRODOTTI TIPICI DEL SUD e salvaguardare le nostre eccellenze, non equiparabili ai prodotti importati dalla bassa qualità organolettica. Da anni nei

nostri Comuni sono partiti processi virtuosi di valorizzazione di tipicità come l’olio, il vino, l’uva da tavola, eccetera. Occorre intervenire a livello legislativo per restituire potere contrattuale ai nostri coltivatori, spesso schiacciati dalle multinazionali e dalla grande distribuzione.

5. Attivare misure per INFRASTRUTTURARE e alimentare con energie rinnovabili le nostre ZONE INDUSTRIALI.

Per combattere la disoccupazione, la via maestra è pianificare e mettere al primo posto lo sviluppo industriale delle nostre regioni, studiando i fabbisogni delle nostre aree produttive e cogliendone le vocazioni. Tuttavia, questa azione è ormai assente dall’agenda politica. Finanziando strade e servizi per nuovi insediamenti industriali si possono attrarre imprese.

6. Promuovere la conoscenza dell’INDUSTRIA 4.0 negli istituti tecnici superiori e nei centri di formazione per qualificare la manodopera.
7. Istituire la misura “EUROPE FOR WORKERS” per consentire scambi di informazione tra lavoratori sui temi della sicurezza sul lavoro e dei diritti dei lavoratori.
8. Promuovere misure di ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE in tutti i campi

compreso quello culturale, incentivando prestazioni professionali di artisti, musicisti e attori disponibili a esibirsi per persone con difficoltà motorie impossibilitate a partecipare a spettacoli dal vivo. Oltre che per i destinatari, questi progetti servirebbero a garantire un’integrazione di reddito per i tanti giovani artisti meridionali.

9. Favorire il RITORNO DEI CERVELLI DI FUGA, attraverso bandi che promuovano progetti di integrazione tra i giovani laureati emigrati in altre aree d’Europa e le comunità locali.

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