Uno striscione contro le mafie a 69 anni esatti dalla morte di Placido Rizzotto

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Dopo l’approvazione dell’odg sulla cittadinanza onoraria per il pm Antonino Di Matteo dello scorso 27 dicembre da parte del Consiglio comunale di Acquaviva delle Fonti (BA), sul balcone del Palazzo municipale, splende uno striscione contro le mafie e solidale al magistrato.

Il caso ha voluto che la simbolica esposizione di legalità fosse esposta a 69 anni esatti dalla morte di Placido Rizzotto.

Una coincidenza sorprendente se consideriamo che l’iniziativa parte dalle Agende Rosse, a cui gruppo locale, è intitolato il nome del sindacalista assassinato dalla mafia il 10 marzo 1948 per ordine del medico e boss, Michele Navarra.

Nel Gennaio 2015, uno striscione a supporto di Di Matteo e firmato col logo dell’associazione che fa capo al fratello di Paolo Borsellino, fu già esposto sulla facciata dell’edificio comunale, ma a distanza di mesi fu danneggiato dai venti.

Quest’ultimo invece, si presenta con maggiore vigore, rappresentando la volontà unanime del Consiglio di Acquaviva delle fonti e che di fatto prende una netta posizione verso un uomo che da anni vive sotto scorta e purtroppo e stranamente mai nominato dai vertici dello Stato che si sono succeduti negli anni.

Continuano quindi, le manifestazioni di supporto al principale magistrato esposto in prima linea contro il crimine organizzato e tra i protagonisti, con Teresi, Del Bene e Tartaglia, del processo che più di tutti fa tremare uomini di potere, nell’inchiesta sulla Trattativa MafiaStato.

Nel corso della sua trentennale carriera, vissuta in gran parte sotto scorta, Di Matteo, si è contraddistinto tra i pochi, per non essere mai arretrato non solo ai ricatti delle cosche, ma neanche ai potenti cognomi dei vertici dello Stato o dell’alta finanza, che puntualmente ha indagato e interrogato.

Sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta nel 1991, diviene pubblico ministero a Palermo nel 1999, e interprete di una serie di inchieste cruciali sulle stragi di mafia, le uccisioni di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli agenti delle rispettive scorte, Rocco Chinnici , Antonino Saetta, ecc.

Sul togato più a rischio vita d’Italia, sono vigenti degli ordini di morte provenienti dai più alti vertici di cosa nostra, Salvatore Riina, più volte intercettato presso il carcere di Opera e Matteo Messina Denaro che secondo alcuni pentiti, tra cui Galatolo, avrebbe emesso delle direttive scritte ai boss per attivare l’esecuzione.

Savino Percoco

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