Il presepe delle polemiche. Carlucci: “Viva la libertà”

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A ideare o a commissionare l’opera non è stato né il sindaco né i suoi assessori: il progetto parte dai commercianti di piazza dei Martiri, dalla titolare della Giocolibreria “Matite curiose” e dal comitato Feste patronali.

Il presepe delle polemiche. Carlucci: "Viva la libertà"

Il presepe delle polemiche. Carlucci: “Viva la libertà”

I più “acuti” arrivano a chiamare in causa la politica nazionale, vedendoci addirittura “la volontà di qualcuno di scalare posizioni di partito a livello nazionale”.

Altri chiamano in causa la Soprintendenza, l'”immigrazionismo“, Stefano da Putignano, Nietzsche, il nonno e il Padreterno.

Ma il nuovo feticcio da usare contro l’Amministrazione comunale, l’installazione-presepe di piazza dei Martiri, di “politico” ha ben poco, checché ne pensino i nemici giurati della giunta Carlucci.

A ideare o a commissionare l’opera non è stato né il sindaco né i suoi assessori: il progetto parte dai commercianti di piazza dei Martiri, dalla titolare della Giocolibreria “Matite curiose” e dal comitato Feste patronali.

Con motivazioni nelle quali i riferimenti alla politica non vengono in alcun modo menzionati:

“Il bambino nasce nel mare, dove con Giuseppe e Maria, profughi, non accolti da nessuno vive l’esperienza che molti migranti affrontano nel nostro Mar Mediterraneo.
Il Vangelo di Luca racconta la nascita di Cristo e si può rileggere la vicenda di Maria e Giuseppe alla luce di quella, travagliata, dei migranti di oggi. Maria e Giuseppe si videro obbligati a partire. Si trovarono ad affrontare la cosa forse più difficile: arrivare a Betlemme e sperimentare che era una terra dove per loro non c’era posto.
Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene, ma, che sono obbligate a separarsi dai loro cari e dalle loro case. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza.
GESU’ BAMBINO
Nasce nel mare ghiacciato d’inverno un bambino di colore. Simbolo di tante donne e madri che affrontano il viaggio per la sopravvivenza e l’attesa del loro piccolo. Migliaia di persone che non ce la fanno e muoiono lì senza nessuno che li aiuti, senza nessuno che li salvi”.

Nessun cenno alle politiche restrittive dell’attuale governo sull’accoglienza dei migranti.

Ma tanto basta perché i consiglieri Francesco Colafemmina e Pietro D’Antini leggano nell’installazione una “strumentalizzazione”, la cui regia occulta – inveisce su facebook Colafemmina – va ricercata nella “comitiva che governa la città”.

Eppure il presepe alternativo nasce anche dallo spunto dei volontari dell’associazione Plasticaqquà di Taranto, con l’obiettivo di denunciare l’inquinamento marino.

Scrivono infatti gli organizzatori:

“Il mare del presepe non è un mare semplice, ma è in plastica, realizzato da migliaia di bottiglie raccolte negli ultimi mesi. Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione. Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto ma è in continuo accrescimento non solo negli Oceani, ma, tocca anche il nostro Mar Mediterraneo.
L’istallazione è un monito per la nostra città”.

Colafemmina segnala la “notizia” al Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi, che scrive:

“A Natale siamo tutti più buoni e, talvolta, anche ideologici. Capita così che tutti vogliano tirare il Gesù Bambino per le vesti, portandolo da una parte e dall’altra. Soprattutto nel presepe. L’ultimo caso è quello del Comune di Acquaviva delle fonti, in provincia di Bari, dove è stata allestita una rappresentazione davvero singolare della Natività dove san Giuseppe e la Madonna sono impersonificati da due manichini-migranti che rischiano di affondare in un mare di bottiglie. A dare un tocco in più è un Bambin Gesù di colore, posizionato al centro di un salvagente. Una piccola nota che, però, serve a rendere bene l’idea del pensiero che si cela dietro a chi ha organizzato il tutto: inizialmente la statua del Pargoletto era chiara, ma evidentemente non era sufficiente a soddisfare il politicamente corretto. E così è stata prontamente sostituita da una più scura…”.

Segue una contestazione dell’analogia tra la vicenda evangelica di Giuseppe e Maria e il dramma dei migranti. E il commento indignato di Colafemmina: “Per dieci anni ho combattuto gli scempi nell’arte e nell’architettura sacra, sinceramente non avrei mai immaginato che nel mio paese, nella mia Puglia si potessero realizzare simili orrori. La Puglia che ha dato i natali a grandi maestri come Stefano da Putignano, autore di un meraviglioso presepe del XVI secolo custodito nella chiesa madre di Polignano, è diventata teatro di simili reinterpretazioni laiche e blasfeme del presepe in nome dell’immigrazionismo e dell’ambientalismo”.

“Wow, siamo diventati famosi”, commenta ironicamente il sindaco Davide Carlucci. Che rivendica con orgoglio l’autorizzazione concessa all’installazione sulla torre ottagonale (autorizzata dalla Soprintendenza).

“Non c’è alcun disegno ideologico dell’amministrazionespiega il primo cittadinoné l’opera vuole proporsi come l’idea che la nostra amministrazione ha del presepe, alla cui tradizione noi siamo più che legati. Qui si è voluto semplicemente dare spazio a una rappresentazione artistica accompagnata da messaggi legati a drammi contemporanei. A molti piace, ad altri no: tutti vanno rispettati. Il fatto che se ne parli così tanto, però, dimostra l’efficacia dell’operazione, che mira a far riflettere e a creare “scandalo” nelle coscienze, parafrasando don Tonino Bello. Qualcuno ritiene che avrei dovuto vietare tutto questo? E invece sono contento che in un momento di grande intolleranza come quello che stiamo vivendo, Acquaviva balzi all’onore delle cronache come un posto dove ancora si possa esercitare la libertà di pensiero e di espressione artistica”. 

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