In ricordo di Rocco Tenaglia, straordinaria figura di artista e di uomo

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Qualche giorno fa all’età di 85 anni ci lasciava il pittore acquavivese Rocco Tenaglia.

La sua gentilezza, la bontà d’animo e i suoi modi garbati rimarranno per sempre nei nostri ricordi.

di Susanna Laneve

Si è spento serenamente nella residenza per anziani San Martino di Cassano delle Murge, dove era ospite a causa delle sue condizioni di salute.

Rocco Tenaglia

In ricordo di Rocco Tenaglia, straordinaria figura di artista e di uomo

Una vita dedicata alla sua arte, Rocco Tenaglia era tra quelle persone che non perdevano mai l’entusiasmo per la vita e per la pittura; sempre affamato non smetteva mai di inventare, creare e se la sua tavolozza avesse voce, racconterebbe di viaggi meravigliosi e infiniti in quell’universo chiamato “colore”.

Quando un artista muore ci lascia sempre un grande vuoto, ma le sue opere parleranno sempre per lui e di lui.

Purtroppo l’emergenza Covid-19 ha impedito il normale svolgimento dei funerali e il conforto della cittadinanza alla famiglia.

Sono state numerose, tuttavia, le manifestazioni di cordoglio attraverso i social e tutti i mezzi possibili di comunicazione.

Un ringraziamento particolare al maestro Gino Capozzo per le stupende parole che ha dedicato nel post pubblicato su Facebook per ricordare il nostro caro ROCCO.

Rocco Tenaglia

Noi di Acquaviva Partecipa vogliamo rendergli l’attenzione che merita attraverso questa breve biografia, ringraziando la famiglia per la disponibilità a concedere foto dell’artista e delle sue opere.

Qualche tempo fa Rocco Tenaglia rese omaggio al pittore “Vincent van Gogh” pertanto vorremmo cominciare proprio con una frase del pittore olandese.

“SE OGGI NON VALGO NULLA, NON VARRO’ NULLA NEMMENO DOMANI; MA SE DOMANI IN ME SCOPRONO DEI VALORI, VUOL DIRE CHE LI POSSEGGO ANCHE OGGI. POICHE’ IL GRANO E’ GRANO, ANCHE SE LA GENTE DAPPRIMA LO PRENDE PER ERBA… VERRA’ IL GIORNO IN CUI QUELLA GENTE RICONOSCERA’ CHE I MIEI QUADRI VALGONO PIU’ DEL VALORE DEI COLORI USATI” (Vincent van Gogh).

Se mi chiedessero, qual è, ipoteticamente in assoluto, il libro più bello che io abbia mai letto, risponderei senz’altro: una raccolta di biografie.

Trovo che le biografie siano un concentrato di vite vissute, un insieme di eventi che parlano delle persone e che spesso diventano fonte di ispirazione per la letteratura, la musica, le sceneggiature, la danza e la pittura, tutto viene estratto da quello che accade alla gente e reso fruibile attraverso l’arte.

Gabriele D’annunzio sosteneva che la vita va vissuta come un’opera d’arte, ma al di là di quanto una persona possa fare per renderla tale, le esistenze sono già di loro, racconti, storie che hanno dentro di sé l’unicità , l’irripetibilità, proprio come un dipinto, una scultura e un brano musicale.

Il suo nome in latino, che è il riferimento al quale apparteniamo per origine, cultura e tradizione, e dal quale dicono derivi, ma qualora non fosse a noi piace interpretarlo così, “Rocco” significa “rocca”.

In effetti il nome era un tutt’uno con la sua personalità tant’è che appariva a chi lo conosceva bene, come una fortezza, dentro la quale custodiva l’amore per l’arte, per la sua famiglia e non meno importante per il suo paese “Acquaviva delle Fonti” del quale adorava tutte le tradizioni e gli abitanti.

Rocco Tenaglia

Rocco Tenaglia

Rocco Tenaglia era nato nel 1935 durante la II guerra Mondiale e conservava tutta la compostezza e la capacità di reazione: “dell’unica generazione vivente che ha sperimentato direttamente cosa significa subire un forte shock collettivo e mettere le basi per costruire un nuovo inizio“ (A. Rosina, Il Messaggero.it).

Era stato protagonista con la stessa generazione del miracolo della ricostruzione e vissuto il boom economico.

Il destino gli aveva tolto la funzionalità della mano destra, con molta preoccupazione dei suoi genitori. Questa peculiarità aveva fatto sì che egli si impadronisse di quel destino e lo facesse diventare una questione di volere e potere. Le difficoltà avevano forgiato il carattere determinato e caparbio e gli avevano permesso di decidere la rotta della sua vita.

L’incontro con il grande amore, per la moglie: Maria. La nascita delle sue tre figlie: Cecilia, Anna Maria e Antonella lo avevano reso ancora più orgoglioso e maturo, sia umanamente che artisticamente.

La grande energia gli dava la forza di essere un bravo padre, un marito devoto e amorevole, un lavoratore efficiente (centralinista presso il “MIULLI”) ma soprattutto un artista instancabile.

L’innumerevole produzione di opere non credo sia mai stata inventariata ma volendolo fare occorrerebbero sicuramente viaggi oltre Oceano per osservarle tutte.

Rocco Tenaglia pensava che la solidarietà dovesse essere un atteggiamento spontaneo nelle persone e che, sia gli atei sia gli uomini con una profonda fede come la sua, per dovere morale o religioso dovessero avere sempre un pensiero per il prossimo e coltivare l’amore per la vita.

Amava molto la musica, infatti da ragazzo suonava uno strumento a fiato, ma la sua grande “Passione” era la pittura, che aveva cominciato a coltivare grazie ai consigli del compianto e bravissimo Don Giovanni TRITTO, al quale piaceva chiamarlo “Rocchino”.

Rocco Tenaglia

NAVIGANDO NEL MARE DEI RICORDI. Un colorato approdo nella mitica Galleria Maselli per salutare due maestri. 1970: Rocco Tenaglia e don Giovanni Tritto. Tanto mi basta per chiudere in Bellezza questo giorno. (Gino Capozzo, post pubblico del 1 aprile 2020)

Aveva frequentato una scuola per specializzarsi in disegno ornato e i suoi maestri furono: Carlo Tancredi (decoratore Milanese), Alfredo Taranto (artista Napoletano) e il Prof. Nino Rizzi (scenografo di Hollywood). Era esperto di “TROMPE D’OEIL” , affreschi, pittura ad olio e acrilico, china e acquerelli.

Dopo gli esordi, negli anni sessanta, nella chiesetta del Carmine ad Acquaviva la sua vita artistica decollava verso molteplici orizzonti.

Rocco Tenaglia aveva una tecnica pulita, raffinata, sapeva destreggiarsi col colore e le forme in maniera brillante e originale. Le sue pennellate descrivono frazioni di esistenze, fermano il tempo, trasmettono forza ed energia.

Amava la sua “ PUGLIESITA’ ” e ne andava fiero, infatti, la maggior parte dei paesaggi dei suoi dipinti sono scorci delle nostre belle campagne che raffigurano spessissimo piante robuste e secolari come gli ulivi, nature morte con prodotti agricoli e ceramiche tipiche della nostra terra, scorci della nostra Puglia da Castel Del Monte, all’Arco di Santa Chiara.

Artista molto prolifico ricordiamo: la ristrutturazione negli anni ’70 dell’affresco esterno della chiesetta di San Rocco di Via Abrusci, la realizzazione del bassorilievo in gesso della Madonna con bambino circondata da Angeli collocata nell’ingresso di Palazzo De Mari di Piazza Maria SS. Di Costantinopoli, oltre le numerose mostre personali, la partecipazione ad estemporanee, ai numerosi premi e le collaborazioni come quella presso l’Università della Terza Età di Acquaviva delle Fonti e Cassano delle Murge, l’Omaggio a Vincent Van Gogh.

Ricordo con affetto un episodio durante il quale da bambina, all’età di 9 anni circa, durante la festa di compleanno di una delle sue tre figlie, Cecilia, mia compagna di scuola, mi ritrovai tutti i cinque sensi tuffati dentro un paesaggio materico pugliese.

Nella corteccia di un ulivo
al fresco fruscio del fogliame
intiepidito dal verde tepore
e dai colori spessi e vibranti
guardavo da protagonista
ogni singola goccia di colore
ogni singolo gesto
deciso
energico
puntuale
inequivocabile.
Tutto presto rimase soffuso
secondario
il naso schiacciato
gli occhi staccati dalle orbite
gli orecchi come ventose.
Avevo cinto quell’immagine
d’incanto, restai rapita.

Ricordo vividamente il momento nonostante siano passati diversi anni.

Quando da adulta le nostre strade si sono incrociate nuovamente, mi sono resa conto che la sua casa e il suo studio avevano preso l’identità del pittore, un’ esultanza di colori, di gioia, una natura in festa sulle pareti affrescate, nei dipinti, negli oggetti e negli animi di tutta la sua famiglia.

Ricordo alcuni momenti durante i quali per la mia insofferenza alla provincia, dovuta alla inevitabile sensazione di costrizione, inveivo per questioni personali contro il mio paese di origine, lui arrabbiandosi mi diceva di rivedere quei miei pensieri dettati dalla rabbia, perché Acquaviva era il paese che ci aveva dato i Natali, poi, con una delle sue solite battute finiva tutto in risata.

Che tu possa guidarci sempre.

A ROCCO con affetto.

Susanna LANEVE


Susanna Laneve

Mi presento: il desiderio di staccarmi dalla materia, qualche volta mi distrare. La realtà, mi ricorda di far parte di un intero che non può essere diviso. Creativa. Cultrice di arte: pittura, scrittura, musica e tutto quello che in un dato istante è fonte di ispirazione. La cultura e l’arte aiutano l’uomo nel processo catartico permettendogli di uscire dalla: “caverna buia” dell’ignoranza. Il ruolo catartico dell’arte come elevazione spirituale, che rigenera e diventa mezzo per acquisire maturazione emotiva.


 

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